Sorrento non è un bazar

Il mondo dei social, facebook in testa, ha letteralmente soppiantato l'informazione tradizionale col risultato che prima facevamo riferimento, anche per la realtà locale, a poche fonti ufficiali mentre oggi tutto si sviluppa autonomamente e diventa quasi impossibile distinguere l'autentico dal falso. Viaggiare in questo mondo diventa una tappa obbligata per chiunque voglia comprendere di che cosa si discute in un paese e chi partecipa al dibattito su temi di generale interesse. Se grazie ai social oggi tutti pensano di avere voce in capitolo e di esprimersi su qualunque argomento, bisogna però riconoscere che, tranne le dovute eccezioni, sono davvero pochi coloro che animano il confronto con denunce circostanziate e con proposte meritevoli di considerazione. 
Il governo di una Città e della sua Comunità è un esercizio complesso. Senza la vigilanza e senza la partecipazione attiva dei Cittadini si trasforma in un'impresa se chi vi è stato preposto coltiva il senso della responsabilità civica; oppure diventa l'occasione per fare e per disfare a proprio piacimento approfittando del deficit d'interesse che tanti danni provoca a Sorrento e ai suoi reali interessi. Chi vuole governare bene Sorrento deve perciò impegnarsi a sensibilizzare la Cittadinanza sull'importanza di recuperare il senso dell'appartenenza e di rivalutare l'impegno a fare meglio e di più per correggere disfunzioni che stanno massacrando l'immagine della nostra Città. 
Su Facebook si consuma lo "sfogo delle coscienze": oggi invece c'è bisogno di impegno, intellettuale e operativo, per cambiare tutto quello che non va bene e che sta trasformando la Città in un bazar a uso e consumo del sistema di governo.

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