Crollo del costone a mare...segnali di dissesto da non sottovalutare



Il costone tufaceo franato a mare, tra Sant'Agnello e Sorrento, nella caldissima domenica di questo fine luglio è un campanello d'allarme da non sottovalutare per quanto concerne l'assetto idrogeologico del territorio peninsulare. Poteva scapparci il morto visto l'affollamento domenicale del nostro mare, il caso però ha voluto che non succedesse: evitiamo allora di relegare la notizia nelle pagine di cronaca, perchè niente succede per caso e se il costone ha ceduto una qualche ragione ci dovrà pur essere...e bisogna cercarla.

Per la verità i cedimenti dei costoni peninsulari stanno diventando frequenti. Ricordiamo quello più recente a Piano di Sorrento lungo il Vallone di Lavinola con la conseguente interruzione della strada di Ponte Orazio. Anche in quella circostanza il caso ha voluto che non ci fossero vittime. Precedentemente si sono registrati smottamenti consistenti anche sul versante collinare di Piano di Sorrento e anche allora non si sono avuti danni alle persone. A Meta si continua a fare i conti con l'instabilità della passeggiata sul lungomare dove periodicamente si registrano cedimenti e il costone si presenta in più punti trafitto in profondità. Nei Valloni della Costiera di eventi franosi, come documentano reportage fotografici anche recenti, se ne registrano sempre più di frequenti e proprio al confine tra Piano e Sant'Agnello i costoni si presentano in condizioni di massima instabilità, con numerose e profonde fratture provocate in parte dalle alberature selvagge in parte dall'incuria pluridecennale di questi luoghi. Di chiacchiere ne sono state fatte tante anche per le esplorazioni condotte dal Comune di Piano di Sorrento. Per quanto riguarda Sant'Agnello non sembrano siano state assunte, almeno fino a oggi, concrete iniziative che, alla luce dei fatti di domenica, non potranno mancare se si intende inquadrare il fenomeno per quello che è, cioè un progressivo e costante dissesto del terreno e della tenuta dell'intero costone peninsulare. Sarebbe forse  il caso di affidare a tecnici geologi una perizia sullo stato complessivo in cui versa il territorio peninsulare in più tratti anzicchè discettare di nuova edilizia e di stravolgimenti degli strumenti urbanistici che rischiano di produrre ben altre conseguenze su questo territorio già profondamente martoriato e che sempre più spesso segnala, ahimè inascoltato, lo stato di malessere in cui versa. (Le foto sono si Diego Ambruoso)

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